CISTERNINO

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CISTERNINO

 

cisterninoA 393 metri di altitudine, l’abitato domina la valle d’Itria, una suggestiva depressione morfotettonica che esprime caratteri rurali del tutto originali. Uno spazio carsico plasmato nei secoli dalla mano dell’uomo in un succedersi ininterrotto di muretti a secco, fazzoletti di terra rossa, mandorli, strade rurali, alberi di fico, gruppi di querce maestose, piccole doline, filari bassi di viti, contorti olivi, pale spinose di fichidindia ornate di dolci e coloratissimi frutti.
Un territorio reso unico dai tantissimi trulli, costruzioni che per armonia, vivacità e fantasia architettonica non trovano uguali altrove.
Mentre i passi calcano le cianche rese lucide dal calpestio, si ha il privilegio di muoversi in un fitto tessuto urbanistico d’impronta medioevale rimasto pressoché intatto, plasmato nei secoli da anonimi muratori e scalpellini, che seppero sfruttare lo spazio con sapienza, unendo funzionalità e raro senso estetico. La magia è qui: nell’armonia di linee e volumi resi abbaglianti dal sole, in una sequenza di particolari che fanno posare lo sguardo ora su un’edicola votiva, ora su uno spigolo smussato di un edificio imbiancato anno dopo anno con calce fresca. E chiunque può creare il proprio percorso nel borgo, lasciandosi guidare dal vocio di chi vi abita, dai profumi delle cucine e dei fornelli pronti, dalle espressioni grottesche dei mascheroni apotropaici scolpiti nell’Ottocento.
Il borgo si trova in un’area già frequentata almeno dal periodo Neolitico, ma il primo documento ufficiale che parla del casale di Cisternino è dell’XI secolo: da allora il paese ha seguito le vicende storiche legate alla vicina Monopoli e a quest’angolo di Puglia che ha visto succedersi numerose dominazioni, dai Normanno-Svevi, agli Aragonesi e agli ultimi Borboni.
L’antica cinta di mura, quella che probabilmente fu costruita a partire dal XIII secolo per dare difesa e dignità civica a Cisternino, può essere ancora individuata qua e là, seppur camuffata e inglobata dalle costruzioni; così come le due torri cilindriche angioine, una annessa all’imponente Palazzo Amati, l’altra a fianco della terrazza barocca di Palazzo Capace.
Ma la cinta fortificata del borgo fu preceduta dalla costruzione della Torre Grande, dall’inconfondibile forma quadrangolare, voluta forse così dalla maestranze normanne e di Federico II. Era un punto di avvistamento strategico sulla valle d’Itria e divenne ben presto sede e simbolo del potere civile e clericale.