GROTTE DI CASTELLANA

Dalla Grave alla Grotta bianca

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GROTTE DI CASTELLANA – Dalla Grave alla Grotta bianca

 

grottecastellanaLe Grotte di Castellana – un complesso di cavità sotterranee di origine carsica, di notevole interesse turistico, tra i più belli e spettacolari d’Italia – sono ubicate nel Comune di Castellana-Grotte, a circa 1,5 km dall’abitato.
Si sviluppano per una lunghezza di 3348 metri e raggiungono una profondità massima di 122 metri dalla superficie. La temperatura degli ambienti interni si aggira attorno ai 16,5°C.
Situate alle porte della Valle d’Itria, a pochi chilometri da borghi incantevoli come Alberobello, Cisternino, Polignano a Mare, le Grotte di Castellana si aprono nelle Murge sud orientali – a 330 metri s.l.m. – sull’altopiano calcareo formatosi nel Cretaceo superiore, circa novanta-cento milioni di anni fa.
La bellezza delle Grotte di Castellana richiama visitatori da tutto il mondo, e dal giorno della loro apertura al pubblico, più di 15 milioni di persone hanno percorso le sue vie sotterranee. La visita alle Grotte si snoda lungo un percorso di 3 Km: una straordinaria escursione guidata, a circa 70 metri di profondità, in uno scenario stupefacente, dove caverne dai nomi fantastici, canyon, profondi abissi, fossili, stalattiti, stalagmiti, concrezioni dalle forme incredibili e dai colori sorprendenti sollecitano la fantasia di bambini e adulti.
L’imbocco della Grave, la profonda voragine d’ingresso delle grotte, incuteva da sempre un senso d’angoscia e di paura a quanti percorrevano la non distante strada di campagna, soprattutto all’imbrunire, quando poteva accadere di veder uscire dall’abisso, assieme ai pipistrelli che svolazzavano nei campi a caccia di insetti, dei vapori, ritenuti dai superstiziosi viandanti le anime dei suicidi, che, trovata la morte nella Grave, tentavano inutilmente di salire al cielo.
Vincenzo Longo (1737-1825), umanista e giureconsulto castellanese, forse fu il primo uomo a scendere nella Grave assieme a una numerosa comitiva di giovani coetanei.
Il 23 gennaio 1938, dopo aver esplorato cavità di limitato sviluppo e inadatte allo scopo agognato, lo speleologo Franco Anelli si affacciò sull’orlo della Grave. Disceso al fondo della cavità, l’esploratore ne percorse il perimetro e trovò un basso passaggio che continuava per alcune decine di metri fino a raggiungere una seconda vastissima caverna che la luce della lampada ad acetilene non riusciva a rischiarare, in seguito denominata Caverna dei Monumenti.
Il 25 gennaio, per scendere assieme a lui nella Grave, c’era anche un coraggioso operaio castellanese: Vito Matarrese. Assieme proseguirono le esplorazioni interrotte e si portarono nell’interno per circa 300 metri.
Due mesi dopo, Anelli e Matarrese proseguirono le esplorazioni, spingendosi fino a 600 metri dalla Grave, dove una nuova voragine, ubicata nell’attuale Corridoio del Deserto, arrestò, ancora una volta, le esplorazioni.
Partito Anelli, le esplorazioni furono proseguite, anche in solitaria, da Vito Matarrese, cui si deve il superamento della voragine del Corridoio del Deserto e il raggiungimento del termine ultimo del sistema carsico: la Grotta Bianca, da lui scoperta nel 1939.